LULÙ - Il vaso di Pandora
di Georg Wilhelm PABST (Ger, 1928)
Titolo originale: Die büchse der Pandora
Un film talmente ricco, che davvero non so da dove iniziare a parlarne. Mi limiterò davvero a due righe piuttosto generali ed essenziali, poiché a voler scendere un gradino di più nel dettaglio, si potrebbe prendere ogni sequenza, ogni singola inquadratura di questa pellicola, e dedicargli fiumi di parole, ma certamente me ne guarderò bene.
Penso in particolare ai primi piani obliqui, al carrello laterale nella sequenza nell'aula di tribunale, al sorriso della Brooks quando il PM accenna al mito di Pandora, a quella sedia che non riesce a rimanere in piedi,... e tutto questo, ora che mi rileggo, in una sola scena.
Pabst giostra meravigliosamente i piani e i tagli di ripresa chiarendo sempre con precisione la posizione e la condizione di tutti i personaggi in scena, gioca in maniera sapiente con il campo, il controcampo e - soprattutto - il fuoricampo, crea uno splendido contrasto tra luci ed ombre (e qui penso in particolare alla scena della morte del Dr. Schon e all'ombra della Brooks quando Schon le porge la pistola), nasconde il montaggio dietro raccordi spaziali magistralmente funzionali e al tempo stesso lo mostra sfruttando con altrettanta abilità i raccordi temporali.
Se Lulù, splendido personaggio interpretato da una splendida Louise Brooks, sempre in bilico tra gioco infantile e malizia sessuale (si veda qui, come riferimento, la scena, nella sequenza iniziale, in cui Lulù si appende al braccio forzuto di Rodrigo, o altresì tutta una serie di sequenze giocate tra i ritmi della commedia, del dramma e del vaudeville), è esplicitamente la novella Pandora, il vaso lo si potrebbe individuare un po' ovunque. Il vaso è certamente l'appartamento di Lulù in cui è ambientata la prima scena, la cui porta d'ingresso si carica di significati ogni qual volta venga inquadrata, aperta, chiusa o attraversata;
è anche la camera dei novelli sposi, in cui si consuma il dramma che è allo stesso tempo punto di convergenza ed evento scatenante. E così il vaso potrebbe essere ancora l'aula di tribunale, il treno, il casinò, il solaio di Londra; Lulù è vittima di sè stessa, e nella sua innocenza si porta dietro il male (esemplare, sotto questo aspetto, la figura di Jack lo Squartatore). Il vaso c'è anche, in effetti, nella scena del teatro, ed è tra gli oggetti di scena nello sgabuzzino in cui Lulù e Schon si baciano, è proprio sopra le loro teste.
Un gioco magnifico di richiami, metafore e allusioni.
"di una sola cosa Lulù è consapevole: l'andare incessantemente alla ricerca di un piacere che ha lo stesso volto di un gioco [...]. Non il cinismo ma un ironico sadismo sembra la nota dominante della sua psicologia." (E. Groppali)
