Ernst LUBITSCH
Ossia di una commedia dell'allusione, tra muto e sonoro.
Riporto qui un topic che ho aperto tempo fa sul forum M. Quando scrissi sta roba (non più di 3 mesi fa) avevo appena iniziato a conoscere il cinema di Lubitsch, grazie alla retrospettiva organizzata dalla Cineteca di Bologna. Attualmente il berlinese rientra a pieno titolo tra i miei autori preferiti in assoluto, e continuo a vederne opere, per cui non escludo che prima o poi possa integrare quanto già scritto con nuove considerazioni.
Per ora, comunque, ci sono ste due righe.
Non basta certo vedere 3 film per poter dire di conoscere un autore.
e allora?
E allora io intanto il topic lo apro.
perché dopo aver visto un film come Mancia competente qualcosa bisogna pur scriverla, anche se sono giusto due cazzate in croce.
non vi affannate a scomodare zio google, un paio di frasi sono chiaramente scopiazzate dalla rivista Cineteca, della cineteca di Bologna.
Gli unici film che sono riuscito a vedere (purtroppo qui a Bologna stanno proponendo una retrospettiva completa, ma quasi sempre i film vengono proiettati in sere in cui ho allenamento) sono Carmen e Madame Dubarry, prima di quello che lo stesso regista tedesco considera il suo capolavoro.
E' l'attrice polacca Pola Negri l'incarnazione dell'eroina tipica del Lubitsch muto (cui molto dovrà anche Griffith), un personaggio femminile - l'ambiziosa francese Madame Dubarry come la Carmen gitana - "modellato dall'eros", una seducente marionetta che non esita a sfruttare il proprio fascino per diventare Mangiafuoco.
E poi, dopo la produzione europea, Lubitsch si sposta ad Hollywood, ovvero in una finta Europa di specchi e cartapesta. Un genere che sarà tipicamente americano, la sophisticated comedy, trova nel lavoro dell'esule berlinese il suo canone aureo.
E' straordinario come, con l'introduzione del sonoro, Lubitsch non abbia perso nulla della propria eleganza, della leggera ironia, della sintesi lucida e grottesca e - soprattutto - del grandioso talento visivo.
"Sul piano dello stile, non ho mai più fatto nulla che superasse o nemmeno eguagliasse Mancia competente" (Ernst Lubitsch)
In questa commedia del piacere negato datata 1932 (Lubitsch era ad Hollywood da quasi una decina d'anni), le parole scivolano via prima che la superficie scintillante si crepi. Il tempo passa, nel tempo sospeso dei ricchi; intorno alle lancette dell'orologio a pendolo nella villa di Madame Colet si costruiscono fitte e impalpabili allusioni, le porte si aprono e si chiudono lasciando lavorare più l'intuito che la vista, tutto all'ombra di un lucido e antiromantico incrocio di eros e denaro... una perfetta sapienza di costruzione e montaggio, una fenomenologia dello sguardo, del sospetto, dell'allusione e dell'ellissi rimasta impareggiata.
Un autore che mi ha conquistato dopo pochissimi fotogrammi.
"Lubitsch era un principe" (François Truffaut)
[poi aggiunsi un ulteriore commento dopo aver visto Scrivimi fermo posta]
Stasera guardavo Scrivimi fermo posta, e più guardavo Pirovitch più pensavo "chissà cosa avrebbe potuto combinare Groucho Marx con un altro genio come Lubitsch dietro la mdp..."
The shop around the corner (questo il titolo originale), comunque, non fa altro che confermare quanto detto fin'ora.
Quella di Lubitsch è un'ironia maliziosamente allusiva, che spesso si evolve in sublime comicità. Il regista torna alle botteghe delle sue commedie tedesche; tutta una straordinaria serie di comprimari riempie il tempo e lo spazio intorno ai due protagonisti, James Stewart e Margaret Sullivan, che tra incomprensioni e drammi sfiorati giungono al lieto fine, imperniando la loro storia su un delizioso compromesso tra l'anonimia della corrispondenza e il rapporto personale fatto di equivoci e attese, il tutto giocato come al solito magistralmente sulla capacità di far intuire senza far vedere e sulla curiosità dello spettatore.
Scorrono le cifre del registratore di cassa, e intorno ad esse scorrono i richiami, le eleganti indiscrezioni e i sentimenti.
L'ultima volta che al cinema ho riso così tanto era per un film dei fratelli Marx.
chissà...
