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martedì, 31 maggio 2005

Mario Bava

Mario BAVA
Ossia dell'ingegnaccio all'italiana

Quello su Mario Bava è uno dei primi topic (link) che ho aperto sul forum di Filmup.

Scrivendo in un altro topic, è venuto fuori (o meglio, ho tirato fuori) un discorso su Mario Bava. Mi sembra obbligatorio ricordarlo.
(tra virgolette citerò da un dossier di Maurizio Colombo, apparso sull'Almanacco della paura 1996, edito da Sergio Bonelli Editore)

«Questa è la storia di uno stregone buono. Un grande stregone, capace di grandi prodigi e maestose illusioni. Sarebbe diventato ricco e potente, se fosse vissuto in un altro paese, dove i maghi del suo calibro erano (sono) ricchi, potenti e stimati. Ma ebbe la sfortuna di nascere qui da noi, dove la gente brava come lui non diventa nè ricca nè potente, nè tantomeno stimata. E dove si viene ricordati solo dopo morti.»
Mario Bava è nato a Sanremo, nel 1915; suo padre, Eugenio, è stato un pioniere del cinema muto, operatore, titolista e direttore degli effetti speciali.
Anche Mario aveva un gran talento eclettico, ma si dedicò solo al cinema, dove comunque gli tornò utile la predisposizione per la pittura. In particolare, il suo amore era per i trucchi di scena: "Facevamo di tutto, si risolveva tutto all'italiana: pochi mezzi e tanto ingegnaccio".
«Ben presto Bava diventò operatore, e poi direttore della fotografia, lavorando per una gran quantità di registi. Faceva comodo, Bava, sul set: era unico per risolvere problemi, ottenendo il massimo risultato con la minima spesa.
Era capace di mettere in scena un'armata di centinaia di persone alla carica con cinque sole comparse. Il palazzo del Saladino nel film Il leone di Amalfi attirò l'ammirazione dei più grandi scenografi americani che lo scambiarono per un'imponente scenografia hollywoodiana, mentre si trattava soltanto di un modellino in scala; Mussolini lo insignì della medaglia al valore per lo sprezzo del pericolo dimostrato nel filmare il crollo di una chiesa in un paesino del suddurante un terremoto, mentre in realtà Bava non si era mai mosso da casa sua (l'effetto fu ottenuto con una foto della chiesa, intatta, riflessa su un catino pieno d'acqua ed olio; un calcio al catino, ed ecco l'edificio vibrare spaventosamente).
Tutti i registi con cui collaborava si domstravano però degli ingrati e, al momento degli applausi, lo schivo e troppo timido direttore della fotografia veniva sempre messo da parte.
A dire la verità, a Bava la situazione non pesava più di tanto. Anzi, fosse dipeso da lui, avrebbe continuato con questo tran tran che gli premeva soltanto per motivi, diciamo così, alimentari.»

Non mi sembra opportuno star qui a scrivere una filmografia di questo mago, si trova facilmente su siti appositi.

Una menzione invece va ad alcune illusioni create magicamente, con poche risorse ma molto cervello, 'all'italiana'.
Ne I vampiri (1957), c'è una scena di invecchiamento rapido di una donna vampiro, senza dissolvenze o stacchi d'immagine. Il trucco è semplice: i segni sul viso della donna erano disegnati in rosso: con l'illuminazione dello stesso colore, il make-up non si nota, ma basta passare alla luce bianca per la 'trasformazione'.
Per creare il blob protagonista di Caltiki - Il mostro immortale (1958), fu utilizzata semplice trippa, comprata al macellaio sotto casa; per risparmiare, fu usata sempre la stessa trippa, che presto andò a male, quasi intossicando la troupe.
Ne Gli invasori (1961 ?), la battaglia fra dakkar, spettacolare quanto quella di Ben Hur, per la quale furono costruite vere navi, fu realizzata (al contrario della megaproduzione americana) con un'intera flotta di navi costruite con scatole di una nota marca di spaghetti.

Lavorarono con lui attori come Boris Karloff, Cristopher Lee e Vincent Price: il meglio del cinema Horror!
Il suo lavoro fu citato e ripreso da registi come Dario Argento, Lucio Fulci, ma anche dal mondo hollywoodiano: Alien di RidleyScott è pesantemente ripreso da Terrore nello spazio (1965); alcuni delitti di Venerdì 13 di SeanCunningham sono copiati da suoi film; il guanto artigliato di Freddy Krueger (Nightmare) viene da Sei donne per l'assassino (1967); anche il gruppo dei Black Sabbath deve il suo nome al titolo inglese di una sua opera (I tre volti della paura).
Ancora da ricordare è la sua immensa auto-ironia. All'estero, la critica internazionale metteva il suo nome insieme a quelli di Pasolini, Visconti, De Sica, e lui commentava così: "Questi so' matti!".
Racconta l'amico Bruno Todini: "la cosa meravigliosa di Bava, la cosa che ti faceva restare a bocca aperta, è che faceva trucchi incredibili costruendoli con le sue mani, usando carta stagnola, e pezzetti di cartone e di plastica. Gli si scatenava la fantasia e creava queste cose pazzesche proprio con niente, tanto che, quando girava, mi raccomandava: Bruno, non fare entrare gli americani, se no ci sputtaniamo! Quelli in proiezione si immaginano chissà che, poi arrivano qua e si accorgono che sono due pezzi di legno e qualche spago!"

Mentre al cinema scorrevano i titoli di coda di Macabro, primo film diretto dal figlio Lamberto, Mario disse al figlio: "Adesso sì che posso morire in pace!". «Detto fatto. Mario Bava morì il 26 aprile 1980, e ancora una volta il grande pubblico italiano non si accorse di lui. Bava, infatti, se ne andò tre giorni prima di A.Hitchcock. [...] Della sua scomparsa si accorsero solo i suoi ferventi ammiratori: quelli già famosi (Scorsese, Landis, Demme, Corman,...), quelli che lo sarebbero divantati (Raimi, Tarantino) e quelli che non lo saranno mai. Lasciò la scena in punta di piedi, discretamente, così come aveva vissuto.»

Grazie, stregone buono!

postato da: sandrix alle ore 31/05/2005 01:37 | link | commenti (1)
categorie: autori, cinema horror

Commenti
#1   07 Novembre 2005 - 11:08
 
Ma che diamine, nessuno ha inserito un commento sul maestro?
Per fortuna che ultimamente inizizano ad uscire le sue opere in Dvd, così magari qualcuno inizierà a rivalutarlo.
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