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martedì, 31 maggio 2005

Gas

 GAS
di Luciano Melchionna (Ita, 2004)

Sei ragazzi, di diversa estrazione e derivazione socio-cultural-economica, condividono un'insana passione per la violenza e la trasgressione; rapiscono un uomo e si divertono a seviziarlo ed umiliarlo, si drogano, fanno sesso, il tutto in un'aria di spensierata giocosità quasi infantile. L'ultimo arrivato del gruppo, però, ha un segreto da rivelare al momento opportuno, e una vendetta da compiere.

Locandina del Film GasPresentato in anteprima alla Cineteca di Bologna il 26 maggio 2005, il primo lungometraggio di Luciano Melchionna è un prodotto che prova a discostarsi dall'ormai abitualmente anonimo cinema italiano dei giorni nostri, ma ci riesce solo in minima parte.
Gas è l'adattamento al linguaggio filmico di un atto unico teatrale dello stesso Melchionna, e il problema più evidente del film è il continuo e non-nascosto tradimento di questa origine teatrale. L'autore sembra più a suo agio quando si tratta di portare una rappresentazione sul palcoscenico che non sullo schermo, e anche nelle dichiarazioni seguite alla proiezione ha dato l'impressione di sentirsi più legato alla sua formazione teatrale.
Quello che Melchionna vuole portare, soprattutto ai più giovani, non è tanto un messaggio quanto un non-messaggio, è una specie di mu, il vuoto produttivo, per la filosofia zen; l'esempio solito che si fa è quello del vaso: il vaso non è importante per come è fatto, ma la sua utilità sta nel vuoto che contiene. Ecco, quello che lascia Gas è un vuoto da riempire con le proprie considerazioni, è un film che aiuta a riflettere in maniera intelligente.

Gas è un film sulla violenza, ma è anche un film sull'amore.
La varietà delle situazioni personali dei sei ragazzi ha lo scopo di dimostrare come non ci sia una condizione precisa in cui la violenza venga fuori. Troviamo allora il (solito) ragazzo di famiglia medio-povera e medio-ignorante, che non riesce a vedere chiaro neanche sul proprio orientamento sessuale; troviamo il (solito) ragazzo di famiglia ricca, ma con un padre celebre che non c'è mai e una madre frustrata, freddo come i videogame di cui vive; troviamo il (solito) ragazzo già marito e padre; troviamo la (solita) immigrata costretta alla prostituzione d'alto borgo; gas24xb.jpgtroviamo la (solita) ragazza di famiglia povera, con una madre (o sarà la sorella? boh) troppo giovane che non può neanche badare alla figlia più piccola; troviamo il (quasi solito, va') ragazzo emarginato, che vive di solitudine e del lavoro all'obitorio dell'ospedale.
Sei provenienze diverse, per esporre la tesi: non è la situazione sociale o culturale a generare questo o quell'altro tipo di violenza. La violenza nasce sempre e comunque dalla mancanza d'amore.
Gas è un film sulla violenza, ma è anche un film sull'amore.

 

La messinscena trova il suo grande difetto nella questione dei punti di vista. Non tanto del punto di vista diegetico, poiché la storia vede i sei co-protagonisti stessi introdurci alla loro vita ed alla loro personalità tramite flashback. Ma se la narrazione slitta senza grosse impacciature tra i sei ragazzi, è il punto di vista filmico che si smarrisce in corso d'opera. Accade questo, che il punto di vista cambia talmente in continuazione, che ad un certo punto si perde completamente; i punti di vista sono talmente tanti che alla fine non ce n'è più nessuno. Rimane solo quello della macchina da presa, e quindi dello spettatore, e si perde quello del regista. E' proprio qui che il teatro surclassa il cinema.
Siamo di fronte all'atto unico Gas ripreso con una macchina da presa, e non ad un film intitolato Gas.
Dunque, la mancanza catartica del punto di vista filmico è l'insormontabile limite della pellicola, ancor più dell'aver sfatato un altro sacro tabù del cinema, quello del coinvolgimento dello spettatore, non più voyeur ma chiamato in causa, attraverso gli sguardi in macchina dei protagonisti stessi quando raccontano.gas10bd.jpg In un film (in cui tralaltro si tocca anche il tema stesso del voyeurismo) sulla violenza, togliere lo spettatore dalla sua posizione privilegiata (di guardone) e sicura (di non visto) non può che essere deleterio, e la morale che sta dietro una scelta di ripresa di questo tipo non può che essere - ancora una volta - teatrale.
Per quanto riguarda i movimenti di macchina, ci troviamo di fronte ad un'opera che si colloca a metà tra il virtuosismo fine a sè stesso di Tornatore e la freschezza delle angolazioni ricercate di Sorrentino. Un'inesperta incertezza domina ogni ciak, relegando in un angolo buio la voglia di proporre qualcosa di validamente nuovo.

Rimandato a settembre.

Gas e la censura

postato da: sandrix alle ore 31/05/2005 17:45 | link | commenti (1)
categorie: nuove uscite

Commenti
#1   22 Giugno 2005 - 14:58
 
hai ragione il film fa cagare, perdonami, ma non ho trovato parole migliori...
utente anonimo

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