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giovedì, 02 giugno 2005

Agnès Jaoui

Agnès JAOUI
Ossia della raffinatezza della commedia d'autore.

Agnès Jaoui"Attrice, sceneggiatrice e regista (anche autrice per il teatro), Agnès Jaoui, in coppia con il marito Jean-Pierre Bacri, inizia a lavorare per il grande schermo proprio dedicandosi alla scrittura per il cinema, soprattutto per Alain Resnais. Il successo è immediatamente travolgente, con tre César per Smoking/No Smoking (1993), Aria di famiglia (1996) e Parole, parole, parole… (1997). La capacità narrativa di intrecciare abilmente storie e personaggi diversi, la verve dei dialoghi, la leggerezza e l’intelligenza delle sue commedie fanno di Agnès Jaoui uno degli autori più importanti e innovativi del cinema europeo."
Così la Cineteca di Bologna presenta in poche parole la cineasta francese, cui ha dedicato una rassegna negli ultimi giorni di maggio.

Una cineasta che adoro, che ritengo una delle realtà più interessanti nel panorama cinematografico europeo attuale.

Perché già dopo due film (Il gusto degli altri (2000) e Così fan tutti (2004)), quello della Jaoui dà l'idea di essere un cinema estremamente rigoroso, estremamente ricercato, estremamente - diciamo così - morale (Jean-Luc Godard disse: "i movimenti di macchina sono questione di morale"). Il linguaggio filmico della Jaoui risponde sempre a precise esigenze e richieste di messinscena, mai nulla è lasciato al caso o accade senza una logica precisa alle spalle. È un cinema elegante, forte di una sintassi cinematografica che, al pari delle sublimi sceneggiature, è tanto profonda ed efficace quanto apparentemente leggera, semplice e spensierata.
Un linguaggio autoriale come al giorno d'oggi ce ne sono ben pochi.

Ogni inquadratura, nel cinema di Agnès Jaoui, è il tassello di un armonico puzzle, è legata alle inquadrature ad essa contigue, i passaggi di inquadratura sono perfettamente saldi, stabili e necessari, e al tempo stesso morbidi, mai urlati o evidenziati ma quasi sussurrati, con un'eleganza esclusivamente femminile. Quella della Jaoui è una sintassi silenziosa, eppure sempre rilevante. Una sintassi che predilige i piani medi, per dare ai dialoghi il respiro necessario e lo spazio di cui hanno bisogno per far parte della pellicola e non limitarsi ad attraversarla. Perché quello della Jaoui è un cinema che vive di dialoghi, che pur restando attento alla dimensione visiva, non nega e anzi enfatizza la rilevanza del sonoro e in particolare dei dialoghi, linguaggio sonoro, e principale veicolo di espressione dell'uomo. È stata lei stessa, in un incontro col pubblico cui ho avuto la fortuna di partecipare, a porre la costruzione narrativa e la stesura dei dialoghi e della sceneggiatura al centro, cuore e anima, del suo cinema, esplicitando una presa di distanza dalla rigidità dogmatica della Nouvelle vague. Tuttavia, i legami con il cinema di uno tra i più noti dei "giovani turchi", mi sembrano palesi; mi riferisco ovviamente ad Eric Rohmer. Come Rohmer, la Jaoui dà rilevanza alla sceneggiatura e agli attori; è su di loro che si costruisce la regia, con un procedimento spontaneo, quasi naturale. E i dialoghi sono costruiti sempre in funzione della messinscena cui daranno vita, per questo la regia resta comunque il fulcro del cinema di questi due autori.

[Questo fu il mio primo commento dopo aver visto Così fan tutti:]
«Una arguta commedia molto interessante.
In un periodo in cui di commedie buone se ne vedono davvero pochine, ecco arrivare dalla Francia una ventata di freschezza, in un lavoro senza troppe pretese che fa della sceneggiatura il suo piatto forte pur senza dimenticare di curare il linguaggio filmico.
Agnes Jaoui e il co-sceneggiatore Jean-Pierre Bacri (già collaboratori di Resnais) costruiscono un fitto intreccio di relazioni tra le numerose maschere protagoniste della vicenda con raffinata ricercatezza ed un'elegante verve umoristica.
A cavallo tra Eric Rohmer e Woody Allen, i due autori esplorano nevrosi ed incomprensioni che sono imprescindibili in un simile intreccio di interrelazioni umane, nel caos cittadino della "società dei cellulari" (che squillano all'impazzata) così come nei tranquilli spazi aperti della campagna, in dialoghi e situazioni che fanno dell'(iper-)realismo la propria forza.
I personaggi hanno il giusto spessore (potrebbe sembrare un doppio senso sulla giovane protagonista, ma non lo è), la trama è semplice ma solida e attenta.
Non si ride sempre, ma si ride di gusto su alcune trovate.»

Qualcuno l'ha definita "una Woody Allen europea", la Jaoui, ma il paragone non regge affatto. Jean-Pierre BacriSe il più grande limite del cineasta newyorchese (uno dei preferiti dal sottoscritto) è quello di voler essere "cinematograficamente" europeo a tutti i costi, rinnegando la propria appartenenza alla stessa Nazione di Hollywood, la Jaoui al contrario trasuda europeità da tutti i pori. Il suo è un cinema che si inserisce automaticamente nella tradizione autoriale del cinema europeo, e di quello francese specificatamente. Così fan tutti in particolare ha, secondo Roberto Silvestri, "quel certo non so che che lo rende ("atrocemente", secondo Godard) europeo".

 

Un'ironia raffinata ma rivolta al grande pubblico, una scrittura intelligente e colta ma popolare. Si intrecciano storie, vite e passioni di personaggi mai scontati, una danza cosmopolita romantica e divertente, tra cinismo e vanità, tresche ed equivoci, successi e delusioni.

Ne Il gusto degli altri c'è un carrello indietro che mi ha fatto venire la pelle d'oca.
Ti amo, Agnès.

postato da: sandrix alle ore 02/06/2005 00:12 | link | commenti (2)
categorie: autori

Commenti
#1   02 Giugno 2005 - 01:36
 
quei babbei volevano 120 euri per il seminario 60 a giornata ed era pure scontato per studenti. mavaff
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#2   02 Giugno 2005 - 02:30
 
minchia ma come 120 euri??? Io sapevo che nella riunione in cui stavano decidendo si parlava di 25-30 €!

Ma al cinema c'eri?
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