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sabato, 04 giugno 2005

L'esorcista - la genesi VS Two sisters

Su Exorcist: the beginning e A tale of two sisters, ossia di due tendenze del cinema horror.

   

Se, da una parte, da Hollywood arriva materiale sempre più scadente sul fronte Horror (a parte i soliti Autori, che però sono sempre di meno), dall'altra è ormai dato di fatto che le proposte più interessanti arrivano oggi dall'estremo Oriente. È curioso, poi, come i distributori riescano a pubblicizzare sempre i prodotti di minor qualità (Ringu, The eye, Phone,...), mentre le pellicole migliori restano accantonate e alla mercè dei pochi attenti e/o fortunati che non se le lasciano sfuggire: nomi come Shimizu Takashi, Takashi Miike e di Kim Ki-Duk sono delle garanzie, e al giorno d'oggi le cose migliori in fatto di cinema horror vengono dal Giappone e dalla Corea del Sud.

Nasce così l'idea di questa sfida-confronto tra L'esorcista: la genesi di Ronny Harlin e Two sisters di Ji-Woon Kim: l'analisi di due diverse tipologie di prodotto a caccia di pregi e difetti dell'una (che si basa soprattutto sulla riproposizione e il ricordo del passato) e dell'altra (che ricerca nuove strade e nuove idee).
Ho scelto questi due film semplicemente perché i singoli pezzi li avevo già scritti per Profundis
.


L'esorcista: la genesi

di Ronny Harlin (USA, 2004)

Tutta la pellicola non fa altro che trasudare una patetica ricerca di sensazionalismo, mal dosato e vomitato a forza e con pessimo gusto contro l'occhio dello spettatore. Il montaggio frammentato, fatto di angolazioni inspiegabili, continui inserti e flashback fulminei quanto confusi e confusionari, appesantisce la visione e spesso fa perdere l'attenzione. Una qualsiasi operazione di decoupage su una qualsiasi delle sequenze risulterebbe (a parte le angolazioni incomprensibili di cui sopra) di una noia mortale, e senza stimoli interessanti. I primi e i primissimi piani si susseguono (spesso fastidiosamente di seguito nella stessa sequenza) non per scavare a fondo nelle sensazioni degli attori ma per mostrarci particolari che dovrebbero essere inquietanti (e, manco a farlo apposta, non lo sono affatto). Lo spazio risulta organizzato pessimamente, in particolare quello della chiesa, di cui alla fine della pellicola non avremo assolutamente un'idea chiara almeno sulla disposizione dei riferimenti principali. Harlin a volte magari sembra voler esprimere delle buone idee, ma dimostra di avere un talento visivo davvero scarso, e non fa altro che scimmiottare Hitchcock in continuazione (non mi riferisco solo ai corvi, ma anche e soprattutto a molti espedienti visivi).
Insomma, un film veramente orrendo. Del resto non può certo bastare un jazz sparato di colpo a 20000W per fare paura, né l'ottima fotografia di Storaro può bastare a salvare la pellicola.
Unica nota positiva, barlume di luce nel vuoto buio del film, la camminata a ragno nella cripta maledetta. Certo, anche qui, l'espediente non ha assolutamente lo stesso senso e lo stesso sapore che aveva nel capolavoro di Friedkin, ma se non altro ha il pregio di richiamare appunto alla pellicola originale, manco a dirlo, ben altra cosa rispetto a questo filmetto di scarsa fattura.


Two sisters
di Ji-Woon Kim (Kor, 2003)

È passato stranamente - ma forse non c'è neanche da stupirsi - completamente inosservato il terzo lungometraggio di Ji-woon Kim. L'originale esperimento di combinare toni drammatici con un personalissimo registro horror fa infatti di questa pellicola una novità assoluta, almeno per la grossa distribuzione occidentale.
Se il film inizia, e spesso prosegue, con ritmi e tempi che possono - ad una visione superficiale - sembrare eccessivamente dilatati, lo spettatore attento capirà subito che alla scelta di allargare i tempi concorrerà quella di giocare su un restringimento crescente degli spazi, dall'esterno in aperta campagna alla casa fulcro dell'azione (e forse eccessivamente "creaturizzata", tanto che sarà difficile non pensare a Evil dead) e ad ogni suo angolo, fino ai particolari e ai dettagli più inquietanti.
Il film risulta di un rigore formale e di una ricercatezza ferrei quanto eleganti ed efficaci, e il lavoro certosino alla scenografia e alla fotografia ne sono al tempo stesso causa ed effetto, con quelle pareti che sembrano respirare insieme ai protagonisti e quelle penombre giunte direttamente dalla dimensione degli incubi. La regia dell'autore coreano è molto ricercata, ampia o sferzante a seconda della situazione, giocando su taglienti carrellate e piani sequenza, e aiutato da un montaggio quasi sempre perfetto nella scelta dei tempi e nella costruzione dell'azione. Ji-woon Kim riesce a creare una pressante inquietudine soprattutto trattenendo la violenza per liberarla e concentrarla in determinate sequenze che risultano efficacemente terrificanti, suggerendo l'orrore puro piuttosto che mostrandolo, e ricercando un'asimmetria distorta praticamente in ogni singola inquadratura, asimmetria che poi si riscontra in ogni angolo dell'intreccio e della sceneggiatura, culminando nel rapporto tra le due sorelle.
Molto particolare risulta anche l'utilizzo della colonna sonora, con pezzi e sonorità di chitarra classica decisamente inusuali nell'ambito del genere horror.
Se in qualche sequenza si teme di trovarsi nuovamente di fronte all'ennesimo "clone" di The Ring, la pellicola del giovane regista sudcoreano risulta invece sostanzialmente innovativa, un prodotto, insomma, che fa venir voglia di andare al cinema, smentendo il mito - diffuso soprattutto tra i fruitori di cinema "meno preparati" - dell'identità sistematica tra i film horror orientali.

postato da: sandrix alle ore 04/06/2005 20:07 | link | commenti (4)
categorie: cinema horror

Commenti
#1   06 Giugno 2005 - 16:17
 
mi piace questa cosa del VS.

bravo.
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#2   07 Giugno 2005 - 20:39
 
ti ho beccato finally.
Two-Sisters è uno dei migliori horror degli ultimi anni, talmente bello che classificarlo semplicemente nel genere appare riduttivo.
su La Genesi ho invece sorvolato con sommo piacere, rimandando (forse) alla veneranda età degli 'anta.
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#3   07 Giugno 2005 - 21:01
 
L'esorcistalaggènesi è l'ennesima porcata scelta dai coinquilini, Two sisters invece fu una felice intuizione della Cineteca.
Sul fatto della classificazione nel genere, anche questo fa parte della tendenza del cinema orientale. I film degli stessi Ki-Duk e Miike non sono quasi mai "solo" horror.
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#4   07 Giugno 2005 - 21:10
 
giaaaaaaaaaaaaaaa.
infatti su Ki-Duk, che ho snobbato fino a poco tempo fa, sto recuperando di tutto un pò. ieri sera Bad Guy e nei prossimi giorni mi faccio la filmografia dagli inizi.
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