Don Chisciotte
di Georg Wilhelm PABST (Fra, 1933)
Un film difficile, la prima versione cinematografica del Don Chisciotte di Cervantes, in cui la straordinaria verve narrativa del primo romanzo (inteso in senso moderno) della storia è ripresa in toto da Pabst e splendidamente coniugata con le sublimi capacità visive del regista tedesco, a cavallo tra l'espressionismo tedesco, l'avanguardia francese e una personalissima interpretazione dell'opera in questione.
Pabst ha una serie di trovate geniali, che rendono unica e inimitabile la sua versione del Don Chisciotte, e che sottolineano ancora una volta l'infinita inventiva artistica dell'autore tedesco.
Mi riferisco all'apertura/chiusura sulle pagine del libro stesso; alla scelta di affidarsi ai mezzi espressivi del melodramma, sfruttando la poetica delle musiche di Ibert e della voce basso di Chaliapin, perfetto nel ruolo dello sventurato protagonista; alla straordinaria ripresa del "volo" sui mulini a vento, una scena che dispensa emozioni a non finire e che racchiude in sè, in quel viaggio che non può che finire nel punto di partenza, tutto il messaggio della storia. 
Il sonoro è ancora agli albori, e Pabst ne fa già un'arma in più per rendere invincibile il suo esercito di immagini; Don Chisciotte è un vincente, pur avendo perso, nel film come nel libro.
L'immaginario di Cervantes trova la sua concretizzazione visiva nelle sequenze filmate da Pabst, innovativo nei mezzi linguistici, magistrale nel disegno delle ombre.
