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giovedì, 30 giugno 2005

Rebecca

 Rebecca - La prima moglie
di Alfred HITCHCOCK (USA, 1940)

Da quando il cinema esiste, la sua strada si intreccia spesso con quella della letteratura.

Ci sono cose, nei libri, che i registi non possono fare, quando portano un'opera letteraria su pellicola; e ci sono cose, nel cinema, che gli scrittori non riescono a fare, quando provano a scrivere seguendo un impianto "cinematografico".
Film e libri sono necessariamente diversi.
Eppure, a volte, ci sono casi di film, ripresi da opere letterarie, in cui il regista e lo scrittore parlano delle stesse cose, fanno le stesse cose. Anche se in maniera diversa.
In tema di suspence (non starò certo qui a ripetere per l'ennesima volta cos'è la suspence per Hitchcock e come si costruisce) e di tensione, il regista ha i suoi mezzi (inquadra il dettaglio di una mano che apre una porta o che impugna un'arma, indugia sull'incedere di un personaggio,...); lo scrittore, che non ha mezzi visivi a disposizione, deve fare dell'altro, e allora ha a sua disposizione una serie di parole, soprattutto aggettivi, che creano l'atmosfera tesa: "inquietante", "strano", "improvvisamente", e così via.
Così, se la Du Maurier riesce a costruire tensione intorno alla figura della governante dicendoci chi è e descrivendola, Hitchcock deve trovare un altro modo di mettere la signora Danvers, e allora ecco l'idea geniale: nella storia non c'era suspence, e allora Hitchcock inserisce lui stesso la suspence attraverso il conflitto tra personaggi, attraverso il rapporto tra la governante e la protagonista, tra il carnefice e la vittima. Hitchcock stesso spiega il trucco: "La signora Danvers quasi non camminava, non la si vedeva mai muoversi, da un posto all'altro. Per esempio, se entrava nella camera dove c'era la protagonista, la ragazza sentiva un rumore e la signora Danvers si trovava lì, sempre lì, in piedi, immobile. Era un mezzo per mostrare la situazione dal punto di vista della protagonista: non sapeva mai dov'era la signora Danvers, e così era più terrificante; vedere camminare la signora Danvers l'avrebbe umanizzata." (F. Truffaut, "Il cinema secondo Hitchcock").
Il romanzo di Daphne Du Maurier, da cui è stata tratta la sceneggiatura di Rebecca, è una storia psicologica, d'atmosfera, un'atmosfera malata, insana; amore e morte concorrono insieme a creare un susseguirsi di situazioni cattive, disturbanti, opprimenti. E Hitchcock ha riportato a meraviglia queste atmosfere nel film, fin dalle nebbie della sequenza d'apertura.

E Hitchcock fa anche un'aggiunta, a tutto quanto era nel romanzo della De Maurier: sempre Hitchcock, sempre a Truffaut, dichiara "In quel periodo c'erano molte donne scrittrici: non è che sia contrario a questo, ma Rebecca è una storia che manca di umorismo". E allora Hitchcock infarcisce la sceneggiatura di situazioni umoristiche e grottesche, soprattutto nella prima parte, quando è ancora in scena la signora Van Hopper. Ma anche in seguito, tra le mura della magica residenza di Menderley, l'avvicendarsi delle situazioni è ricco di un'ironia macabra tipicamente Hitchcockiana, che culmina nella scena in cui la protagonista (che non viene mai chiamata per nome) rompe una "sua" statuetta, nascondendone i pezzi in un cassetto.

Il risultato di tutto questo lavoro, è una splendida fiaba d'altri tempi, ambientata tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, eppure attualissima. Un film magico, che magari sarà "non di Hitchcock", ma è completamente impregnato di Hitchcock.

postato da: sandrix alle ore 30/06/2005 19:24 | link | commenti (2)
categorie: cinema classico

Commenti
#1   05 Luglio 2005 - 09:16
 
sandrix81

Reg.: 20 Feb 2004
Messaggi: 8066
Da: San Giovanni Teatino (CH)
Inviato: 04-07-2005 13:43


tic, tac, tic, tac, tic, tac,...
E' difficile fermare il tempo, anche quando vorresti, anche quando ne avresti bisogno. La canzone si avviava inesorabilmente al termine, ma lei avrebbe voluto che proseguisse all'infinito. E' difficile fermare il tempo, tic, tac, tic, tac,...
Alice era lì, stesa sul bordo della strada buia. Era ormai immersa in una pozza di sangue.
Il suo cuore aveva perso il suo ritmo perfetto, stava per fermarsi, e Jole si rese conto che è difficile fermare il tempo.
Tic, tac, tic,...
tac.
Bam!
L'esplosione dell'auto coincise con la fine della canzone, e con la morte di Alice. Il tempo spesso gioca brutti scherzi.

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#2   11 Giugno 2007 - 16:41
 
Ho appena letto, e trovato per caso, la scheda Rebecca del grandissimo H.!!! Complimenti per il blog molto interessante...

Ps: Ho letto per intero l'intervista di truffaut....sono un appassionata del grande maestro
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