Su Il cacciatore di Michael Cimino, ossia di un bambino di 66 anni che sa raccontare storie.
«Cercate di guardare questo film a mente e cuore sgombri, liberi, lasciando perdere tutte le cazzate che sono state dette riguardo ad esso. Non cercate simbolismi, in questa pellicola, perché non ce ne sono. Questo non è un film sul Vietnam, o sulla politica americana; questo è un film su un gruppo di amici a cui succede qualcosa, qualcosa di molto brutto».
Parola di Michael Cimino.
Il cacciatore è un film a modo suo estremamente classico. Classico, perché l'intenzione è quella di raccontare una storia. A modo suo, perché Cimino è un personaggio fatto tutto a modo suo. Sarebbe perfetto nella parte del regista classico, elegante e distinto, e invece gli piace giocare a fare il trasgressivo, e allora si tira la pelle cercando di passare per trentenne, si mette occhiali da sole enormi e cappello da cowboy, e ammicca a tutti, inveendo contro le regole. «I ragazzi che studiano cinema, e che un giorno faranno cinema, sono stanchi di sentirsi dire cazzate sul nostro lavoro. Ragazzi, se un giorno qualcuno di voi entrerà nel mondo del cinema, ricordate di trasgredire le regole, prima di rispettarle.
Io quando ho fatto questo film non conoscevo affatto le regole che insegnano nelle scuole di regia, ma me ne sono fregato...».
Gioca a fare il fico, Cimino, e allora sporca il montaggio, “sbaglia” i raccordi e taglia male i piani. Ma lo fa più per gioco che per ingenuità. È un bambino di 66 anni, questo omino che non passa certo inosservato nonostante la statura, un bambino che sa raccontare storie. E Il cacciatore è la sua storia più bella, raccontata con una spontanea epicità che non si replicherà neanche nei 225' de I cancelli del cielo.
