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domenica, 14 agosto 2005

La terra dei morti viventi

La terra dei morti viventi
di George Andrew Romero (USA, 2005)

Titolo originale: Land of the dead

Finalmente, sono tornati.
Sono tornati i morti viventi (a voler essere precisi, non sarebbe corretto chiamarli zombi), da sempre e sempre di più metafora delle genti e delle categorie oppresse e sfruttate. E' tornato l'Horror (occidentale) con l'H maiuscola, quello che non si vergogna di essere "di serie B", quello che da sempre ha una innata capacità di attaccare al cuore tutti i difetti della società, quello degli attori (semi-)sconosciuti, quello delle grandi idee, quello dei grandi registi. Sì, perché - quello che più conta - è tornato George Andrew Romero, padre dei morti viventi e del magnifico cinema horror degli anni Settanta e Ottanta.
Land of the dead, quarto capitolo della storica saga battezzata nel 1968 con l'intramontabile La notte dei morti viventi, potrebbe sì essere visto senza aver prima dato un'occhiata ai suoi tre predecessori - appunto La notte dei morti viventi, Zombi (1978), Il giorno degli zombi (1985) - mantenendo comunque buona parte dei messaggi e dei significati, ma è una pellicola che non prescinde assolutamente dal discorso portato avanti da Romero fin dal suo primo lungometraggio (e lasciato in sospeso per quasi 20 anni), anzi, ne è la perfetta continuazione, e si inserisce spontaneamente sulla scia evolutiva di quel discorso stesso. Gli appestati hanno compiuto il grande passo iniziato in Day of the dead proprio sotto la spinta degli uomini: ora tutti gli zombi cominciano a ricordare, e, come viene esplicitato in un dialogo nelle scene iniziali, stanno cercando di rifarsi una vita "normale", di riprendere le vecchie abitudini, sempre seguendo quella sorta di istinto che li aveva portati prima a caccia di cibo (nel primo capitolo della saga), poi nel centro commerciale di Dawn of the dead ("era un luogo importante, quando erano vivi"), infine a ricordare e a riconoscere man mano diversi oggetti ed utensili, fino alle armi. L'evoluzione "antropo"logica dei morti viventi raggiunge uno stadio superiore, e Romero lo sottolinea attraverso la scelta forte di piazzare un attore di colore non più nel ruolo di eroe umano "buono", ma in quello (forse ancora più carismatico) di leader della rivolta dei morti. Big Daddy, erede diretto dello zombi-cavia Bub e sempre in prima linea nell'insurrezione degli appestati e nell'assalto alla città fino al grattacielo-fortezza, è la figura su cui Romero imposta tutta una complessa riflessione psico-sociologica: i morti viventi, nei primi tre capitoli, costituivano una società ugualitaria, un gruppo in cui non spiccavano figure più rilevanti di altre; ora, dopo il contatto ravvicinato con l'uomo, che nel bunker sotterraneo di Day of the dead ha tentato addirittura di addomesticarli, qualcosa cambia e nel gruppo prendono il via una piuttosto accentuata gerarchizzazione e una centralizzazione del potere, seppure, almeno per ora, si tratti di un potere solo carismatico e non ancora politico (ce lo dobbiamo aspettare per il prossimo capitolo?).
Ben diversa è invece la situazione del gruppo degli uomini, ormai arroccati in una Manhattan ridotta a città-fortezza medievale, con l'interruzione delle vie di comunicazione, e con tanto di signore del feudo e struttura gerarchica in tutto e per tutto simile a quella tipica dell medioevo europeo, con corte, servi domestici e servi della gleba. E poi gli zombi, ossia i nullatenenti, i quali si ribelleranno all'uomo stufi delle interminabili angherie subite durante le escursioni notturne delle milizie (un altro carattere tipico del medioevo) costituite proprio per volontà ed ordine del potere centrale localistico. Dunque se la società dei morti viventi si evolve di capitolo in capitolo, quella degli uomini clamorosamente retrocede sui suoi stessi passi.
Ma La terra dei morti viventi è - naturalmente - anche un attacco deciso contro la politica estera statunitense dell'attuale periodo storico, contro l'uomo che non sa accontentarsi del proprio territorio, contro l'uomo che prima spara all'antagonista e poi si chiede se fosse pericoloso, contro l'uomo che si arroga il diritto di decidere per sè e per gli altri, che tirannizza il suo popolo e pretende di dettare ordini anche agli altri, in nome di un diritto trasceso dalla presunzione di un maggior grado di civiltà. Si dipana in tutto il film, questa polemica contro la civiltà occidentale capitalistica, ma è anche racchiusa in un'unica - e breve - battuta, in quel "Voi non avete diritto!" affidato all'ottimo caratterista Dennis Hopper.

Romero esce dal claustrofobico bunker militare di Day of the dead per ambientare praticamente tutta l'azione in esterni, ma è ancora in interni che costruisce le migliori scene di tensione (in particolare nei piccoli magazzini del lungofiume), inserendo all'inizio della sequenza (ossia poco dopo l'ingresso dei protagonisti nell'ambiente scenico) una inquadratura volta a creare subito dubbio e suspense, una soggettiva, da un angolo nascosto, di qualcuno che osserva i protagonisti ma che i protagonisti non vedono, così che per tutta la scena lo spettatore sarà ben attento e desideroso di sapere chi si cela nell'ombra.
Le scene di massa sono le migliori, gli appestati sono appunto una massa, informe, una classe che si sente e agisce unita; gli oppressi si rivoltano all'ideologia degli oppressori, le teorie marxiste sono ancora una volta nel pieno fulcro contenutistico dello script e del film; il leader è tale solo quando c'è da incoraggiare a fare dei passi importanti (come attraversare il fiume, o irrompere nel grattacielo), in uno schema visivo che richiama quasi alla mente Il quarto stato di Pellizza da Volpedo.
Il montaggio contribuisce a rendere incalzante il ritmo e a dare credibilità ad alcune sequenze difficili da riprendere (magistrale la decapitazione dello zombi usando il ponte levatoio); ancora una volta, dunque, nonostante l'alto budget, è la ricchezza d'idee a permettere di riprendere qualsiasi cosa e a rendere ottima la pellicola.

La scelta del finale, in parte dettata da esigenze di produzione (la saga non finisce certo qui), potrebbe sembrare esclusivamente accomodante, potrebbe addirittura sembrare buonista, mentre rivela l'assoluta coerenza di un Autore qual è Romero, che propone una soluzione pacifica a costo di essere non completamente razionale o verosimile, ma tremendamente (o utopisticamente?) umano.

Ah, a proposito di idee, è tornato anche Tom Savini, stavolta in un (quasi commovente, di certo malinconico) cameo, nella parte dello zombi col machete.
Bentornati, dunque, e a presto.

pubblicato su De Profundis

postato da: sandrix alle ore 14/08/2005 22:11 | link | commenti (3)
categorie: nuove uscite, cinema horror

Commenti
#1   15 Agosto 2005 - 23:47
 
ma hai invertito la prima e l'ultima foto del post di gats
quanta fantasia!
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#2   16 Agosto 2005 - 15:10
 
apperò! eh, ma si trovano solo queste. ne avevo trovata una con romero, ma è la stessa che hai messo tu.
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#3   16 Agosto 2005 - 15:17
 
tralaltro anche andrea propone l'analogia col medioevo in termini molto simili. aiut!
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