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lunedì, 26 settembre 2005

Blade runner

 Su Blade runner (di Ridley Scott), ossia di "un film senza autore"

Che Blade runner sia stata una delle più grosse cine-delusioni della mia vita è cosa ben nota, almeno tra chi mi bazzica un po'.
Visto che non riuscivo a trovare un punto da cui partire per "smontare" il film, giorni fa ho colto l'attimo quando in biblioteca mi è capitato davanti agli occhi questo libro, e l'ho preso pensando «lo leggo, vedo che cosa il film avrebbe dovuto o potuto comunicarmi, e poi dico perché non l'ha fatto».
Ebbene, non solo in 120 pagine non c'è scritto nulla di interessante riguardo alle scelte di Scott, ma anzi, Menarini - che, nel primo capitolo, pone Blade runner tra i cinque film preferiti non solo da sè stesso, ma addirittura da "metà della popolazione occidentale vivente" - arriva a darsi la zappa sui piedi già a pagina 15, quando scrive:
«[...]ci accorgiamo di aver forse ridotto il ruolo del regista a quello di esperto metteur en scène, talentuoso quanto superficiale inventore di forme visive (che non sarebbe comunque poca cosa). Ciò è dovuto al fatto che, come in testa al capitolo si suggerisce, Blade runner è diventato un "film senza autore", e cioè proprio uno di quei cult movies che non hanno bisogno di un marchio, di una cifra, di un'"autorizzazione" per essere vivi nel pensiero generale.
Blade runner appartiene a Scott quanto ad Harrison Ford, a Syd Mead quanto a Rutger Hauer, a Philip K. Dick quanto ad Hampton Fancher e David Peoples. Non perché sia difficile più che altrove determinare meriti e demeriti (terribile concezione normativa del cinema [ma chi l'ha detto?, aggiungo io]), ma perché semplicemente non è operativa in tal luogo una politique des auteurs o una riflessione sulla regia.»

Bene.
Non avrei saputo trovare parole migliori, per affossare questo (o un altro) film.

Il resto del libro di Menarini parla della trama, accenna a qualche lettura dei sottotesti, richiama diverse volte a Metropolis di Lang (ma più per l'impostazione narrativa, la struttura della città futuristica e i rapporti sociali), e non fa altro che ribadire ad ogni pagina quel "più umani degli umani" che, in sostanza, da solo (ah sì, la resa della città futuristica... ma figuriamoci) ha generato la fortuna di questa pellicola.

Grazie, ma mi bastava il romanzo, ottimo (sulla fiducia, purtroppo non l'ho mai letto), di Philip K. Dick. Lui sì, un grande Autore.

postato da: sandrix alle ore 26/09/2005 20:00 | link | commenti (4)
categorie: riflessioni sul cinema

Commenti
#1   27 Settembre 2005 - 00:35
 
ah, ma secondo il mio punto di vista (la mia soggettività sul cinema, presa in toto) la zappa sui piedi sei stato tu a tirartela.
la mia affermazione richiede la definizione di un'ottica specifica, con la quale si guarda "al" cinema, e non si ricava "dal" cinema...
detto fatto.
ho più volte insistito su come la mia concezione di opera pregievole possa situarsi esternamente (in alcuni casi, ben pochi a dire la verità) al timbro autoriale. determinati film non richiedono specifiche impronte stilistiche, concettuali, metafilmiche, per raggiungere l'obiettivo cardine di qualsiasi opera realizzata: la sua compiutezza, a livello di armonicità e di intenti, che permette di "toccarre" corde esemplari sul livello della rappresentazione visiva.
Blade Runner, pur non subendo alcuna scelta deterministica di messinscena che possa essere ricollegata direttamente al suo regista, è un coacervo di simbologie e suggestioni visive/visionarie con pochi eguali.
muovergli una critica supportata solo dalla vecchia e datata "politica degli autori" non è solo estremista, ma limitante.
tutto questo ricordando che la natura di un film risiede proprio nel suo regista.
quindi, proprio tu che proclami ovunque la scarsa importanza del plot sul risultato filmico, come puoi citare in fondo a quest'intervento l'unica valenza del romanzo di Dick?

occhio alla radicalità della tua ottica: rischia di farti cadere in contraddizioni banali, deprimendo le tue riflessioni...
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#2   27 Settembre 2005 - 01:48
 
Ma appunto perché il plot è l'unico elemento "valido" (non ho voglia di curare troppo la varietà lessicale, stasera) del film, affermo che non c'era bisogno di realizzarne una pellicola.

per il resto, vabbè, continuo (forse) su filmup.
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#3   27 Settembre 2005 - 02:08
 
ecco.
meglio continuare su Freakup a questo punto.
ovviamente non ritengo che l'unica cosa valida del film sia il plot.
l'esempio più banale? la relaizzazione visiva della città.
andiamo più nello specifico/banale?
l'intro (non ricordo di quale versione) in cui si vede la giapponesina occhieggiare dal megaschermo attaccato ad un grattacielo.
e lì il plot non c'entra nulla.
verrebbe da chiedersi e, quindi, argomentare il perchè quella sequenza mi abbia affascinato mentre a te ha lasciato indifferente... ma appunto, in altri lidi.
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#4   10 Gennaio 2008 - 04:01
 
Blade Runner (Scott, 1982)

[..] Per parlare di prendo liberamente spunto dalla discussione col mio amico Emanuele Rauco su di Tarantino, e da questo post di Sandro Lozzi. Questo perché mi sembra un ottimo esempio per ragionare sulle potenzialità espressive del cinema, [..]
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