Elizabethtown, di Cameron Crowe
...Considerazioni sparse...
Elizabethtown è il luogo in cui crollano i luoghi comuni, le classificazioni, gli schemi. Elizabethtown è la città in cui si può ridere della morte, si può vivere un amore non patetico, si può vivere, senza standardizzarsi. Elizabethtown è l'angolo di mondo in cui non si deve dire per forza "sto bene" a chiunque si incontri, in cui si può parlare di erezioni e esibirsi in tip tap e concerti rock durante una commemorazione funebre, si può dimostrare che non tutti i californiani la pensano allo stesso modo, compresi i californiani dell'Oregon, si può venir meno a quello che significa il proprio nome, si possono annullare screzi e incomprensioni lunghi vari decenni, si può partire per un viaggio non convenzionale, che non segue la rotta più breve nè quelle più battute dai turisti, in compagnia del proprio padre per fargli vivere un'america che in fondo può benissimo non essere solo quella delle guerre in medio oriente e del sogno americano.
Elizabethtown è un film fantastico, un film che, seppure possa non convincere al 100% ad una prima distratta visione, resta dentro almeno per la sua costruzione, su cui non si può non leggere una fortissima e ricercata veicolazione di livelli significativi. Un film assolutamente d'autore, in cui ogni scelta ha una precisa logica, coerente in sé stessa e in relazione alle scelte che l'affiancano. Un film in cui Crowe rilascia nuovamente lezioni di primo piano, e in cui i centellinati zoom hanno una potenza espressiva che non può non arrivare dritta al cuore.
E per chi dice che sia un film ruffiano e superficiale...
questo film è tutto fuorché ruffiano. è un film che spezza qualsiasi convenzione, va contro qualsiasi legge dell'attrazione, se non quella del divismo, contro cui però gioca in maniera intelligente come del resto già aveva fatto in Vanilla sky con Cruise.
Così come Godard con Fino all'ultimo respiro dimostrava che al cinema non ci sono regole che non si possano infrangere senza che il risultato ne sia danneggiato, Crowe oggi dice che non ci sono regole neanche nel mondo reale, ci dice che la morte, l'amore e la vita stessa non sono che concetti, che possono essere affrontati in qualunque modo, così come si vuole. e per questo non è assolutamente neanche superficiale, perché è un film che ha una serie di livelli di lettura potenzialmente infinita, e non c'è solo, come si legge praticamente ovunque, la "simpatica storiella d'amore", o addirittura l'esaltazione del mito americano del successo (tutt'altro, come ho già accennato più sopra). è un film che va letto ben più profondamente che come una "commediola romantica", perché è un film che parte da Wilder ma passa (di nuovo, come praticamente tutta l'opera di Crowe) per Truffaut e Godard prima di arrivare alla società sfaccettata dei nostri giorni.
Non c'è nulla di imbarazzante in Elizabethtown, anzi, la figura della Sarandon è altamene significativa, basti chiudere un attimo gli occhi e concentrarsi su quell'inquadratura da dietro mentre balla il tip tap e sull'utilizzo delle luci in quel quadro. Ma siamo sempre lì, la gente ci vede una povera rincoglionita che finisce schiacciata dal cofano della macchina e che non sa cucinare, e allora è ridicola. perché convenzionalmente una donna così dev'essere ridicola.
Elizabethtown è un film sottilissimo ma robusto, bisogna farsi guidare per non perdercisi dentro.
