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giovedì, 24 novembre 2005

Elizabethtown

Elizabethtown, di Cameron Crowe
...Considerazioni sparse...

Elizabethtown è il luogo in cui crollano i luoghi comuni, le classificazioni, gli schemi. Elizabethtown è la città in cui si può ridere della morte, si può vivere un amore non patetico, si può vivere, senza standardizzarsi. Elizabethtown è l'angolo di mondo in cui non si deve dire per forza "sto bene" a chiunque si incontri, in cui si può parlare di erezioni e esibirsi in tip tap e concerti rock durante una commemorazione funebre, si può dimostrare che non tutti i californiani la pensano allo stesso modo, compresi i californiani dell'Oregon, si può venir meno a quello che significa il proprio nome, si possono annullare screzi e incomprensioni lunghi vari decenni, si può partire per un viaggio non convenzionale, che non segue la rotta più breve nè quelle più battute dai turisti, in compagnia del proprio padre per fargli vivere un'america che in fondo può benissimo non essere solo quella delle guerre in medio oriente e del sogno americano.

Elizabethtown è un film fantastico, un film che, seppure possa non convincere al 100% ad una prima distratta visione, resta dentro almeno per la sua costruzione, su cui non si può non leggere una fortissima e ricercata veicolazione di livelli significativi. Un film assolutamente d'autore, in cui ogni scelta ha una precisa logica, coerente in sé stessa e in relazione alle scelte che l'affiancano. Un film in cui Crowe rilascia nuovamente lezioni di primo piano, e in cui i centellinati zoom hanno una potenza espressiva che non può non arrivare dritta al cuore.

E per chi dice che sia un film ruffiano e superficiale...
questo film è tutto fuorché ruffiano. è un film che spezza qualsiasi convenzione, va contro qualsiasi legge dell'attrazione, se non quella del divismo, contro cui però gioca in maniera intelligente come del resto già aveva fatto in Vanilla sky con Cruise.
Così come Godard con Fino all'ultimo respiro dimostrava che al cinema non ci sono regole che non si possano infrangere senza che il risultato ne sia danneggiato, Crowe oggi dice che non ci sono regole neanche nel mondo reale, ci dice che la morte, l'amore e la vita stessa non sono che concetti, che possono essere affrontati in qualunque modo, così come si vuole. e per questo non è assolutamente neanche superficiale, perché è un film che ha una serie di livelli di lettura potenzialmente infinita, e non c'è solo, come si legge praticamente ovunque, la "simpatica storiella d'amore", o addirittura l'esaltazione del mito americano del successo (tutt'altro, come ho già accennato più sopra). è un film che va letto ben più profondamente che come una "commediola romantica", perché è un film che parte da Wilder ma passa (di nuovo, come praticamente tutta l'opera di Crowe) per Truffaut e Godard prima di arrivare alla società sfaccettata dei nostri giorni.
Non c'è nulla di imbarazzante in Elizabethtown, anzi, la figura della Sarandon è altamene significativa, basti chiudere un attimo gli occhi e concentrarsi su quell'inquadratura da dietro mentre balla il tip tap e sull'utilizzo delle luci in quel quadro. Ma siamo sempre lì, la gente ci vede una povera rincoglionita che finisce schiacciata dal cofano della macchina e che non sa cucinare, e allora è ridicola. perché convenzionalmente una donna così dev'essere ridicola.

Elizabethtown è un film sottilissimo ma robusto, bisogna farsi guidare per non perdercisi dentro.

postato da: sandrix alle ore 24/11/2005 01:22 | link | commenti (7)
categorie: nuove uscite

Commenti
#1   26 Novembre 2005 - 01:40
 
Non sono d'accordo Sandro, soprattutto sulla "robustezza" del film. Io l'ho trovato superficiale e grottesco perchè Crowe mette troppa carne al fuoco; le tematiche di cui parli tu ci sono, e sono anche molto importanti: l'esorcizzazione della paura della morte attraverso pratiche di elaborazione del lutto estranee alla nostra cultura e alla "semplice" e "onesta" storia d'amore mi sono sembrate interessanti, ma mal sviluppate e mal poste. Con quel sopra le righe irritante e grottesco, nervoso e sterile che caratterizza quasi tutti i personaggi del film si spalma una patina di opacità a quegli argomenti, rendendoli troppo lontani, leggeri e artificiosi.
Ma è anche un film fortemente "americanista", con dei simbolismi sin troppo precisi e uno spostamento del mito americano di successo: un inetto, un "deviante" che viene riaccettato dalla madre patria a cui ha fatto il danno, attraverso un successo amoroso e un rivalutare le proprie radici storico culturali.
Sotto il profilo tecnico ora non mi sovviene niente, tranne che alcune sequenze montate nevroticamente (credo nei momenti in cui Bloom arriva a casa dei parenti del padre) ed un ottimo (ma autocelebrativo) utilizzo della colonna sonora.
E' un film che non mi ha assolutamente convinto, ma che che cercherò di rivedere appena possibile.
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#2   26 Novembre 2005 - 21:41
 
ciao a presto
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente cristhina6000

#3   28 Novembre 2005 - 01:39
 
com'è che conosco tutte ste donne e non me ne ricordo?
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#4   03 Novembre 2006 - 09:11
 
penso che sia uno dei film più inutili che abbia mai visto.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente deliriocinefilo

#5   03 Aprile 2007 - 23:41
 
Oh, finalmente trovo delle analisi serie che rivalutano Crowe come si deve!! Per me anche Vanilla sky ricevette, all'epoca, un trattamento assurdo ed immotivato da parte di troppi critici... Complimenti per il blog, alcune recensioni sono davvero ottime:)
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#6   04 Aprile 2007 - 01:20
 
ma infatti ho scritto due righe anche su vanilla sky...
che poi uno che si chiama catpeople qui può scrivere quello che vuole, anche che sono un idiota e non capisco niente, cosa tralaltro non falsa.
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#7   04 Aprile 2007 - 01:40
 
unA, pardon :)
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