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venerdì, 20 ottobre 2006

wtc

World Trade Center (2006) di Oliver Stone

Devono essersi illuminati gli occhi, a Stone, quando leggendo lo script di Andrea Berloff si è reso man mano conto di avere tra le mani la possibilità di girare un film all'apparenza politicamente correttissimo, che gli permettesse quindi di "restare nel giro" e non essere esiliato a pedate da Hollywood a causa delle sue reiterate e mai nascoste prese di posizione critiche e politiche, e al tempo stesso che parlasse degli argomenti che al cineasta interessano maggiormente (il proletariato americano e l'inutilità di guerre, missioni, offensive ed affini) e fosse talmente aperto da concedergli di non tradire neppure per un attimo la propria poetica.
Tanto per cominciare, infatti, diciamo che World Trade Center non è un film sull'11 settembre, ma un film sul popolo americano.
Affermare poi che possa anche solo di sfuggita essere un'apologia della politica di bush denota una scarsissima attenzione al testo: World Trade Center non è a favore di Bush più di quanto Il Caimano sia a favore di Berlusconi ("Se potessi eliminerei Bush dalla faccia della terra" ha dichiarato Stone nell'intervista apparsa su Duellanti di ottobre).
In tutto quello che accade, in tutto il giorno della tragedia, il Presidente si vede una sola volta (dopo aver come sappiamo tutti finito di ascoltare la storia della paperella nella scuola dov'era in visita...), in tv, e per una dichiarazione che - un suo simile, Dave Karnes, lo capisce al volo - non è altro che una dichiarazione di guerra. Poi l'air force one decolla, per non si sa dove, e chi s'è visto s'è visto. L'emblema dell'inutilità. Solo il popolo è stato colpito, e al popolo tocca rialzarsi e tirarsi fuori dai guai/macerie che gli sono piombati addosso.
Di più: Bush si vede una sola volta (e attraverso il filtro/tv), ma i terroristi? Qualche ipotesi accennata, ma nessuno ci pensa; giusto il poliziotto del Wisconsin, fin quando è lontano dal wtc, fin quando non si rende ancora conto di quello che è davvero successo e di quello che è davvero importante da fare. L'unico che pensa (da subito, ed esclusivamente) ai terroristi è proprio lo stesso Bush. Fa un'apparizione fugace (e ben lungi dal farla in carne ed ossa, dal porsi al livello del popolo), e la fa solo per puntare il dito.
Stone con i veri John McLoughlin e Will JimenoMi pare che in tutto questo Stone sposi la pista del complotto interno, ma non è neanche il caso di lanciarsi in teorie complotti sotterfugi attentati autodistruzioni e via discorrendo. Tutte queste chiacchiere (che poi purtroppo diventano fatti) e queste costruzioni sono fuori da quello che Stone ci racconta. La politica e i complotti sono la polvere e il fumo che sovrastano le macerie sotto cui sono intrappolate migliaia di persone comuni (i primi minuti in fondo servono a questo, a farci capire che il film parla della gente normale, non di attentati, di politica, di uomini potenti, di guerre). Karnes resta nel film fin tanto che fa la parte dell'americano, ne esce nel momento in cui decide sua sponte di partire per la missione in Iraq; il poliziotto del Wisconsin resta fuori della vicenda (= lontano dal wtc) finché non fa che continuare a ripetere "quei bastardi!" (e viceversa, non fa che ripeterlo finché non arriva al wtc), ma diventa, al suo arrivo sul luogo, un elemento fondamentale di quel meccanismo di bontà di cui parla la voce over nel finale. Persino il Cristo nella visione "aveva una bottiglia d'acqua, ma io non ho bevuto... penso che voglia che torniamo a casa"; ma a tirarli fuori di lì saranno altri uomini esattamente come loro.

World Trade Center non è che un'enorme allegoria sul proletariato americano e sui guai che i potenti gli fanno crollare addosso come grattacieli sommergendoli di macerie, sui potenti stessi che - paragonati ai mezzi d'informazione attraverso la splendida e tragica scena in cui la mdp dopo il crollo si leva in plongè sulle macerie, su new york city, sul mondo intero a fianco di un satellite - si riparano in cielo a chilometri di altezza.
Contro le istituzioni come in JFK, contro l'inutilità delle guerre come in Platoon, contro i casi montati ad arte come in Natural born killers.
Per gli americani, quelli veri.

In questo senso sì, WTC è un'americanata, come lo sono tutti i film di Stone.
Non è più retorico di quanto un melodramma richieda di esserlo (se potevano farlo Frank Capra e Douglas Sirk, non vedo perché non possa farlo Stone).

Il primissimo piano di Cage che risorge (non è solo un'uscita, come Stone ci suggerisce attraverso la luce) dalle macerie è una di quelle immagini che fanno la storia del cinema.

postato da: sandrix alle ore 20/10/2006 02:03 | link | commenti (5)
categorie: nuove uscite

Commenti
#1   03 Novembre 2006 - 09:04
 
sono pienamente d'accordo con te. Retorica è per chi retorica vede.
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#2   03 Novembre 2006 - 09:17
 
ti ho linkato.
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#3   13 Novembre 2006 - 15:25
 
Gran bel blog... lo terremo d'occhio...
Movie
utente anonimo

#4   15 Novembre 2006 - 23:54
 
grande blog si...ma se sta fisso su sta merda di Stone ancora per 48 ore io non lo linko più! Tié
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#5   16 Novembre 2006 - 17:33
 
scusate mi ero distratto.
ho giusto pronto un pezzo sull'ultimo Straub...
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