Parola di... Eric Rohmer su Estasi di un delitto di Bunuel
Eric Rohmer, l'ho detto spesso, è il mio critico cinematografico preferito, seppure non condivida alcune sue posizioni - così come non ne condivido molte del suo nume Bazin. Mi sento di dover assolutamente postare una frase letta pochi minuti fa nella raccolta di suoi saggi Il gusto della bellezza (Pratiche editrice).
«Così come ha liberato il protagonista, il manichino ha liberato l'autore dal suo complesso di immobilità, capro espiatorio del massimo delitto di leso-cinema, che è quello di concepire la bellezza secondo i canoni baudelairiani» (da Luis Buñuel: "La vida criminal de Archibald De la Cruz"; Arts n.638, ottobre 1957).
Il pericolo del voler essere autori
«Una delle implicazioni negative della Nouvelle Vague è stata certamente la corruzione della teoria autoriale. Fino a quel momento l'autore del film era lo sceneggiatore, per una tradizione che derivava dalla letteratura. Se si guardano i titoli di testa dei vecchi film, il nome del regista veniva per ultimo, tranne nei casi di persone come Capra o Ford, ma soltanto perché erano anche produttori dei loro stessi film. Poi siamo arrivati noi e abbiamo detto: “No, il vero creatore e fondatore del film è il regista. In questo senso Hitchcock è un autore tanto quanto Tolstoj”. Da lì abbiamo elaborato la teoria autoriale, che consisteva nel sostenere qualunque autore, anche se scadente: per noi era più facile dir bene di un pessimo film d'autore piuttosto che di un buon film ma non d'autore. Poi, però, tutta questa idea si è corrotta, si è trasformata in un culto dell'autore invece che in un culto dell'opera d'autore. Così tutti sono diventati autori, ed oggi anche gli aiuto-scenografi vogliono essere riconosciuti "autori" dei chiodi che piantano nel muro. Perciò la parola "autore" ha perso ogni significato. I film d'autore oggi sono pochissimi; troppe persone cercano di fare cose che non saranno mai in grado di ottenere. I talenti ci sono, ci sono persone dotate di originalità, ma il sistema che noi avevamo creato non esiste più, è diventato tutto una grande palude. Credo che il problema sia stato, nell'elaborare la teoria autoriale, insistere troppo sulla parola "autore", mentre sarebbe stato opportuno sottolineare "teoria", perché il suo vero obiettivo non era dimostrare chi fa un buon film, bensì che cosa rende buono un film.»
J.L.G.
estratto dal libro L'occhio del regista, di Laurent Tirard, edizioni BUR/Collana Holden (2004)
Della serie "quando non sai che postare, un omaggio va sempre bene"...
Ti ricordi quando è nevicato in marzo,
e noi abbracciati a guardare dal vetro,
la meraviglia davanti e quasi niente dietro,
e l'assente ticchettìo degli orologi al quarzo.
«è stato come spingere un bottone con su scritto "sfracellare i coglioni"!» - Bernadette Lafont
