Su Il Cinema Ritrovato, ossia di un'affermazione culturale.
Giunto alla diciannovesima edizione, anche quest’anno Il Cinema Ritrovato e
Le opere vengono restituite, grazie a questa manifestazione ancora diretta dal finlandese Peter Von Bagh, ai loro destinatari “naturali”, gli assetati di cinema, in una cornice in cui il pubblico internazionale è accorso più in massa degli italiani, ennesimo segno di come, nel nostro Paese, una difficile situazione nell’ambito della critica cinematografica si rifletta in uno scarso interesse della gente comune verso il patrimonio storico della settima arte.
Sono tantissime le vere perle di rarità e di qualità offerte dal festival, tra rassegne di cortometraggi di cent’anni fa (proposte seguendo dettagliatamente programmi originali dell’epoca), dossier e materiali integrativi su alcuni dei cineasti che hanno fatto la storia del cinema italiano ed internazionale (Pasolini, Bunuel, Rossellini, Fellini, Chaplin), film ritenuti persi ed altri bloccati o mutilati dalla censura, omaggi, eventi speciali, proiezioni in piazza, e, soprattutto, restauri.
Il laboratorio L’Immagine Ritrovata, della Cineteca di Bologna, viaggia ogni anno di più a ritmo spedito, riportando a nuovi fasti e – è proprio il caso di dirlo – a nuova luce pellicole la cui perdita sarebbe ben più che un peccato. Su tutte, spiccano titoli come La caduta di Troia, di Giovanni Pastrone, primo peplum del cinema italiano, e Appunti per un’Orestiade africana, di Pier Paolo Pasolini.
Ma non è solo il laboratorio della città emiliana ad offrire in questa kermesse prova dei propri lavori e delle proprie funzionalità. Così, per chi ha avuto la fortuna di trovare i biglietti, è stato certamente emozionante vedere a teatro la nuova versione, presentata dal Gesamtleitung der Stiftung Deutsche Kinemathek, del capolavoro di Sergej M. Ejzenštejn La corazzata Potemkin. Ma altrettanta emozione hanno destato le proiezioni di film assolutamente imperdibili come Spione di Fritz Lang, Dura Lex di Lev Kulesov, J’accuse! di Abel Gance, Il fiume e Il diario di una cameriera di Jean Renoir.
Ma il cinema non è solo degli “esperti”, dei critici, degli appassionati. Il cinema è di tutti, è della gente comune, ed ecco allora che di sera Il Cinema Ritrovato si trasferisce in piazza, con le proiezioni, su uno degli schermi più ampi d’Europa, di alcuni grandi film recentemente ritrovati, come I cancelli del cielo di Michael Cimino, finalmente nella sua imponente versione integrale; Giglio infranto di David W. Griffith, accompagnato da una nuova partitura scritta e diretta da Gabriel Thibaudeau; Mon oncle di Jacques Tati, presentato nella versione curata apposta dal regista per la lingua inglese.
Gli spettatori sono accorsi in massa, gli applausi sono stati forti e calorosi, e allora si può dire che questo festival ha raggiunto l’obiettivo principale di ogni buon festival: riavvicinare il pubblico al cinema, del presente come del passato.
Conservare il patrimonio storico del cinema è, prima che un’operazione tecnica, un’affermazione culturale.
Il Cinema Ritrovato è il segno della passione e della sopravvivenza del cinema, dell’arte, della società.
Trovate lo stesso articolo, corredato da due interviste ad ospiti del festival (una all'attrice Betsy Blair, l'altra ai musicisti Gabriel Thibaudeau ed Ugo Mantiglia) su Positif Cinema, QUI.