Commenti recenti

Archivio

oggi
--- 2007 ---
--- 2006 ---
--- 2005 ---

Soundtrack

Disclaimer

Questo Blog non rappresenta una testata giornalistica poiché viene aggiornato, e soprattutto scritto, completamente a casaccio. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07/03/2001.

Licenza

Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

Il mio blog

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

martedì, 13 marzo 2007

Messaggio semipubblicitario semiserio semiautoreferenziale

Era da tempo che avevo voglia di scrivere qualcosa di almeno sufficientemente approfondito su Dylan Dog. Più per passione che perché avessi in mente chissà quali geniali interpretazioni sociopsicoculturali. L'occasione si è presentata con la neonascita del blog Imagoaltrove, nato sulla sezione Animazione & Fumetti del forum di filmup e dedicato ai medesimi argomenti.
Quello che ho pubblicato stasera è il primo di una serie di almeno tre articoli che vorrei dedicare alla creatura di Sclavi, e in attesa dei prossimi che non scriverò forse mai, beccatevi il primo:
http://imagoaltrove.splinder.com/post/11341991/DYD

postato da: sandrix alle ore 13/03/2007 22:10 | link | commenti (5)
categorie: la finestra su il fumetto
venerdì, 03 giugno 2005

Brad Barron #1

bradbarron1gn.jpgLa finestra su... Il fumetto

BRAD BARRON  #1

Il progetto di Brad Barron è fissato in 18 albi, e dubito che - come è accaduto per Napoleone - possano decidere di continuare ad oltranza, dato che credo, vedendo l'inizio, che si tratti di una saga con una fine ben precisa.
comunque sì, la Bonelli ha sicuramente troppe testate, e mi chiedo come alcune stiano ancora in piedi nonostante non ce la facciano a tirare avanti (di Zagor e MisterNo si vocifera già da un paio d'anni, e anche - ahimè - di Napoleone), però fino quando Dylan e Tex continuano a mantenere la famiglia, Bonelli non ne vuol sapere di arrendersi e continua ad essere ottimista.

Brad Barron.
Forse condizionato dall'entusiasmo con cui attendevo la serie di Faraci, ma il primo numero me lo sono proprio gustato.
Ricchissimo di riferimenti, soprattutto dal mondo del cinema e del fumetto, in una quantità che forse solo il Dylan Dog di Sclavi. Ad una prima lettura, a pagina 10 (quindi dopo 6 tavole) già si è pensato all'Eternauta di Oesterheld e Lopez, a Independence day di Emmerich e a L'ultimo uomo della terra di Ragona. Poi le citazioni investono tutto il genere, da Star wars ad Alien, da Star trek ad Ultimatum alla terra e tutta la fantascienza anni '50.
La storia è classica, nei temi (gli alieni bellicosi invadono la terra con mezzi ultrasofisticati e schiavizzano gli uomini) come nella struttura (siamo ad invasione già avvenuta e il protagonista ci spiega tramite un flashback cosa è successo; il flashback nel flashback di pag.65, magari per una mia ossessione maniacale, mi ha fatto pensare a Das kabinett des doktor Caligari, che però non è certo l'unico a presentare questa figura di narrazione). Il linguaggio però è intelligentemente moderno, e lo scopo di rileggere i generi anni '50 in chiave moderna mi sembra ben raggiunto. Del resto Faraci non è il primo dylandoghiano che scappa e crea una testata sua di ottimo livello. Ai disegni c'è Brindisi (manco a farlo apposta) e si va sul sicuro.
Qualche pecca c'è. Una (ma come, con Brindisi non si andava sul sicuro?) nei disegni. Il primo piano di Brad Barron a pag. 11, quello in cui ci viene presentato il protagonista ("Mi chiamo Brad Barron... sono un uomo, figlio di un mondo non più mio."), è forse la vignetta meno brindisiana dell'albo; va bene lo sguardo alla Diabolik (guardacaso, un fumetto nato nei '50), ma è un po' tutta l'espressione del volto che non convince, che non regge il peso che poi Barron si dovrà accollare nei 18 albi, forse anche a causa di quel bianco di sottofondo, in cui si perde l'atmosfera cupa della cella in cui Brad è rinchiuso.
L'altra pecca, nella sceneggiatura. Tutta la storia è narrata in soggettiva, dal punto di vista del protagonista. A pagg. 28 e 29 e a pag. 76 il punto di vista si perde completamente, e ci si mostrano cose che Barron non avrebbe mai potuto vedere, ricordare, nè ricostruire con l'immaginazione. è inevitabile quindi che in quelle pagine il pathos della narrazione si perda e l'intensità subisca dei cali.

Comunque, il nuovo personaggio di casa Bonelli si presenta più che bene.

postato da: sandrix alle ore 03/06/2005 00:36 | link | commenti (12)
categorie: la finestra su il fumetto

DYD #1

La finestra su... Il fumetto

DYLAN DOG  #1

La passione per i fumetti precede cronologicamente quella per il cinema; probabilmente, anzi, senza l'amore per Dylan Dog in particolare, non sarebbe neanche scattata la molla che mi ha spinto verso la settima arte.
Ergo, mi sembrava che uno spazio suo in questo blog lo meritasse, e siccome il blog è mio e sarò pur libero di farci quello che mi pare, ecco che nasce la mia rubrica sul mondo della "letteratura disegnata" (sarà banale, ma cominciare citando Hugo Pratt non può che essere di buon auspicio), e sul personaggio ideato e creato da Tiziano Sclavi in particolare.

In questo primo post, tanto per cominciare, raccoglierò un po' tutte le minchiate che ho sparso su filmup inerenti a Dylan Dog. In attesa di commenti sull'ultimo numero che devo ancora leggere, così come l'ultimo Almanacco e il Gigante.

"L'alba dei morti viventi" (n.1, Sclavi/Stano):
un fumetto di genere horror moderno non poteva che cominciare là dove è cominciato l'horror moderno, e cioè dal film di Romero, citato anche nel titolo (ovviamente parafrasato).
Sicuramente una serie non può mai iniziare da un capolavoro, le tematiche e gli aspetti devono essere introdotte piano piano, e poi il pubblico si abituerebbe subito male. Il soggetto non è (ovviamente) molto originale, la sceneggiatura è lineare; i disegni di Stano danno un po' di volume ad una storia piatta.
Voto 6 (sogg. 5, scenegg. 7, dis. 7)

"Il ritorno del mostro" (n.8, Sclavi/Piccatto)
La tipica tematica del cattivo che 'diventa' (meglio dire 'si scopre essere') buono, e viceversa.
Un giallo più che un horror; la sceneggiatura fila e tiene in sè tutta l'atmosfera che Sclavi sà dare; l'esordio di Piccatto ai disegni è ottimo, il tratto è essenziale, mira allo scopo piuttosto che alla bellezza e fa centro.
Voto 7 (sogg. 7, scenegg. 7, dis. 9)

"I segreti di Ramblyn" (n. 64-65, Sclavi/Montanari & Grassani)
Ennesima citazione di Sclavi, tutta questa storia doppia rende omaggio al capolavoro di David Lynch, il serial Tv "Twin Peaks": nelle atmosfere e anche nella regia, nonchè nei personaggi (Katerine, ad es., è identica a Laura Palmer) e nel tema delle sparizioni nella tranquilla cittadina di montagna. Il tutto condito da alcuni colpi di genio (del tutto originali) tipici di Sclavi.
La trama non è delle migliori o delle più originali, ma la sceneggiatura è ottima (come sempre in Sclavi) e si legge volentieri; i maestri del chiaroscuro M&G erano i più adatti a questa storia e non hanno deluso.
Voto 7 (sogg. 5, scenegg. 8, dis. 7)

"Il tagliagole" (n.75, Sclavi/Coppola)
Sinceramente non ricordo molto bene questa storia, e attualmente non sono a casa per cui non ho accesso alla mia collezione.
Ricordo comunque a grandi linee la trama, un tipico giallo splatter, per il quale i disegni di Gianluigi Coppola sono stati forse un po' sprecati.
Ogni tanto ci vuole una storia 'di respiro' (e questa venive subito dopo "Il lungo addio"), e qui sembrava di leggere un giallo, piuttosto che un Dylan Dog. Un giallo comunque ben scritto, ben costruito, ben disegnato. L'atmosfera non la fa da padrona, è forse la pecca più grande, quella che rende l'albo 'uno dei tanti'. (che per fortuna sono comunque tanti ma buoni)
Voto 6 (sogg. 6, scenegg. 5, dis. 7)

"Il cervello di Killex" (n.80, Sclavi/Casertano)
La citazione, questa volta, è per il capolavoro del cinema thriller "Il silenzio degli innocenti". Il dottor Killex, protagonista di quest'albo, si diverte, come Hannibal Lecter (a cui deve anche il volto, ossia quello di Sir Anthony Hopkins), a squoiare e maciullare le sue vittime, ma non per mangiarle: lui ha uno scopo scientifico, trovare la sede dell'anima.
Un albo da record, nel senso che è uno di quelli in cui Dylan le prende di più, nonchè una delle sue storie d'amore più durature.
La citazione è perfetta, originale come al solito: in una parola, 'sclaviana'. La sceneggiatura è magistrale, la serie è in un periodo d'oro per la creatività del suo creatore; Casertano è una sicurezza, anche se io, Personalmente, avrei optato per un altro (per esempio Roi, utilizzato nel sequel, "Il ritorno di Killex").
Voto 8 (sogg. 7, scenegg. 9, dis. 8)

"Johnny Freak" (n.81, Marcheselli-Sclavi/Venturi)
Tiz torna su una delle tematiche che più gli sta a cuore, quella del 'diverso', del 'freak', ovvero mostro, che alla fine ci fa capire come i mostri siamo noi. (vedere anche il romanzo di Sclavi "Mostri"). In una intervista, parlando dell'eventuale immedesimazione dell'autore con i propri personaggi, lo stesso Sclavi ha dichiarato "io non sono nè Dylan nè Groucho, io sono i mostri".
Marcheselli e Sclavi sono sempre di più sinonimo di garanzia e di sentimenti; Venturi, al suo secondo albo, si consacra come ottimo disegnatore, tenendo testa, grazie alla sua calma e alla sua modestia, ad una storia che avrebbe messo paura a qualunque disegnatore.
Voto 10 (e lode)

"Doktor Terror" (n.83, Sclavi/Coppola)
Torna la coppia Sclavi/Coppola, e questa volta ci regalano il loro migliore sodalizio, nel momento migliore della serie.
Questa è una storia che avrà fatto sicuramente tremare Sergio Bonelli come non tremava dall'esordio della serie, e che infatti ha ricevuto molte critiche.
Ma io sono convinto del fatto che criticare il più grosso sbaglio della storia dell'umanità sia molto diverso dal fare propaganda politica. Il nazismo è stato qualcosa di abominevole, inenarrabile, e non credo (o perlomeno non spero) che siamo solo noi di sinistra a pensarlo, ammesso e non concesso che su questa terra siamo tutti sani di mente. E' inutile che uno 'di destra' si senta offeso quando si parla male del Male. E comunque mi sto sentendo ridicolo a fare 'ste divisioni, soprattutto pensando ad una delle ultime canzoni del grande Giorgio Gaber...
L'idea è straordinaria, fa pensare, la sceneggiatura è ottima, la storia risulta un po' lenta, quasi 'pesante' ma solo per l'intensità e la portata dei contenuti. Coppola rappresenta a dovere la follia malefica della situazione.
Non dimenticate... non dimenticate... non dimenticate...
Voto 9 (sogg. 10, scenegg. 8, dis. 9)

"La storia di Dylan Dog" (n.100, Sclavi/Stano)
Questo è stato uno dei numeri più bistrattati della serie, ed è normale che sia stato così, visto l'azzardo di Sclavi, che ha deciso di mostrarci, per il grande evento del centesimo numero, la fine della serie, o uno dei tanti possibili finali.
Un azzardo che solo l'autore pavese poteva affrontare, non solo in quanto creatore del personaggio, ma anche per il coraggio che lo contraddistingue sempre nelle sue idee.
Dylan finisce il galeone, e arrivano così le risposte a tutte le domande che lo hanno tormentato, fin dalla sua (misteriosa) nascita.
Xabaras, il suo nemico mortale, è suo padre, o meglio, Xabaras è la parte negativa di quello che fu suo padre; Morgana, la donna che ha sempre amato più di ogni altra, è sua madre. La prima impressione superficiale è: "Sclavi è pazzo". La prima impressione di uno che ha sempre letto con attenzione e che ammira questo fumetto per la sua genialità è: "Sclavi è un genio. Lo sapevo già, ma continua a stupirmi".
Non si possono non citare i disegni di Stano, che grazie al colore (magistralmente utilizzato) rendono la storia ancora più straordinaria.
In un'avventura ai limiti del surreale, che si svolge in una sorta di dimensione onirica, Dylan compie il suo destino.
Ma è successo tutto davvero, o sarà stato solo un sogno?
Voto 10 (sogg. 10, scenegg. 9, dis. 10)

"Finchè morte non vi separi" (n.121, Marcheselli-Sclavi/Brindisi)
I dieci anni di Dylan Dog svelano una parte importante del passato dell'investigatore dell'incubo.
Torna il sodalizio Marcheselli-Sclavi ai testi, il risultato è il solito.
Come scrive G.Fiorillo,
«Il fascino della storia è scontato: l' "ora ti racconto come sono andate le cose" fa sempre un suo bell'effetto. In più Marcheselli è molto coerente con il "futuro" Dylan e da' una sfumatura giovanile ai personaggi secondari davvero di classe (imperdibile il "giovane" Bloch). Nonostante la trama sia basata sull'oramai inflazionata IRA, il punto di vista scelto non la rende troppo pesante.
Davvero belli e scorrevoli i dialoghi, scritti con solita maestria dal solito Tiziano. Carina la caratterizzazione di Lillie, la protagonista femminile, che quando si altera strappa più di un sorriso per gli insulti strani ed "educati" che rivolge all'interdetto Dylan.»
Questi aspetti della vita passata di Dylan non se li aspettava nessuno, i due autori ci colgono di sorpresa e, come al solito, ci fanno commuovere.
Solite citazioni nascoste qua e là (da Tintin di Hergè al Daniel Day Lewis di "Nel nome del padre"); Dylan incontra (o meglio, scontra) per la prima volta Groucho.
Anche qui i colori danno un fascino tutto particolare alla storia (ma solo perché si tratta di un evento; la scelta del bianco e nero resta sacrosanta e intoccabile), e Brindisi è bravissimo ad infonderci le sensazioni e le emozioni che questa storia suggerisce, sfruttando soprattutto la sua abilità nel disegnare sia i volti (anche con l'"effetto lifting") che le espressioni.
Voto 10 (sogg. 10, scenegg. 10, dis. 10)

"Sul filo dei ricordi" (n. 224, Ruju/Freghieri)
Primo appunto da fare: quella dell'albo a colori era solo al tempo stesso una furba trovata pubblicitaria e un compensino per l'aumento di prezzo (attenzione, l'aumento di prezzo era inevitabile, non contesto assolutamente quello).
bonelli stavolta non mi è piaciuto, gli scriverò.
Secondo appunto: Freghieri a colori fa cagare. si ostina a disegnare quelle cazzo di facce squamate (es. pag. 45, ultima vignetta), sbaglia le espressioni, continua a dosare a casaccio il tratto, e le sue gnocche sono meno gnocche che in bianco e nero.
Terzo appunto: stavolta la storia è anche peggio della solita Rujata. trama banalissima, ci sono incredibilmente insieme i due grossi errori del whodunit: il colpevole che si capisce dopo poche pagine, e il colpevole che è un personaggio che spunta solo alla fine. stavolta però è fallace anche la sceneggiatura, con buchi clamorosi (ad es., a pag. 45 Bloch non è convinto della morte di Claire Burroghs, è "professionalmente scettico"; a pag. 53 invece è consapevole dell'omicidio della ragazza, senza che però ci venga rivelato alcun dettaglio).
Insomma, il numero 224 è perfettamente trascurabile.

postato da: sandrix alle ore 03/06/2005 00:22 | link | commenti (4)
categorie: la finestra su il fumetto