La finestra su... La musica
Vinicio Capossela, Ovunque proteggi (2006)
Mi immagino Vinicio Capossela, in questi ultimi cinque anni, vestito in smoking da becchino e scarpe enormi da pagliaccio, cilindro in testa e faccia ricoperta da cerone e naso rosso, nel giardino di casa sua intento a scavare, con una pala giocattolo, in una fossa riempita con tutta la tradizione della musica, italiana e non solo, almeno degli ultimi 7000 anni.
Ai bordi della fossa: il fedele Marc Ribot, a scandire i ritmi e le tonalità; Gak Sato, a fornire soluzioni sonore a richiesta di Vinicio, come un vecchio e buon gelataio intento a far stare nella coppetta da millecinquecentolire i trentasette gusti richiesti dal bambino goloso; musicisti, amici, conoscenti e sconosciuti, a gettare nella fossa mappe, libri di storia, cianfrusaglie, pellicole, fotoricordo, miti, religioni; naturalmente, in un angolo speciale, l'immancabile Nutless, a sparare cazzate e a reggere il boccione di vino pachino e lo champagnoski.
In un quadro del genere mi immagino la genesi (anzi, la Genesi) di Ovunque proteggi, nuova fatica di Vinicio Capossela, spettacolare tana libera tutti a chiudere i cinque anni di nascondino brevemente interrotti solo dal best off L'indispensabile (che Vinicio ha accettato controvoglia di far uscire, riscattandosi comunque piazzandoci la cover di Si è spento il sole).
Si è visto - e si è sentito - eccome, in questi anni, l'hanno visto e sentito tutti, nei teatri, nelle piazze, nei locali, nelle bettole, sulle autostrade in cerca del lungomare, nei motel, nelle cantine, nei circhi, nelle botteghe, nelle strade di paese al volante del pianoforte, ma tutti lo aspettavano al varco, ansiosi di scoprire il nuovo passo dopo un album che qualcuno temeva già definitivamente introspettivo, Canzoni a manovella.
E Vic Damone non ha deluso nè le attese nè le aspettative.
La nuova ricerca di Capossela scava sempre più interiormente, nelle viscere, nelle viscere della terra come in quelle della persona, sulla pietra e sulla carne, attraverso la storia scolpita sulla prima e vissuta dalla seconda. Ovunque proteggi è un viaggio nel passato e nel futuro, e nell'altrove, per parlare dell'ora, e del qui. Dalle Scritture alla mitologia greca, dalla Troia in fiamme alla Cina odierna, dai ricordi dell'infanzia alle domande sul futuro, dalla Roma imperiale alla Moska post-soviet, passando per le feste di paese siciliane, le grotte della Sardegna, l'arsura della Pianura Padana, e una preghiera notturna in riva al mare.
Da continuare, prima o poi, o mai.
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Max Gazzè, Raduni 1995 - 2005
Raduni 1995-2005 è il titolo del best off con cui Gazzè festeggia i primi 10 anni di carriera. 30 brani, divisi in 2 cd, di cui ben 4 inediti. 26, dunque, sono i pezzi scelti dai primi 5 album dell'artista lanciato nel grande giro da Nicolò Fabi ai tempi di Vento d'estate.
Raduni 1995-2005 è una compilation forse poco coraggiosa per un artista dalla personalità forte come Gazzè. Perché se è vero che i best off si fanno più che altro per vendere dischi, è altresì vero che qui, per dare spazio a tutti i pezzi più noti e ad altri comunque molto orecchiabili, non è rimasto spazio per alcune di quelle perle che mostrano il vero talento un po' eccentrico un po' favoleggiante del buon Max.
Così, non mancano le tappe fondamentali della sua carriera "commerciale": Vento d'estate, La favola di Adamo ed Eva, Una musica può fare, Il timido ubriaco, L'uomo più furbo, Il motore degli eventi (con Carmen Consoli), Annina; sorprende forse l'assenza de "Il debole fra i due" (con Paola Turci, dall'album "Ognuno fa quello che gli pare", lo stesso del duetto con la Consoli).
Dispiace, invece (ma è naturale che sia sempre così, quando si legge la tracklist del best off di un artista che ci sta a cuore), per alcune mancanze.
Di quasi ogni album mancano puntualmente alcune delle mie canzoni preferite:
"Sul filo" e "Il viaggio di Luna" dal primo (semisconosciuto, che acquistai in tempi non sospetti all'ottima cifra di 15000 lire) "Contro un'onda del mare";
"L'origine del mondo" e "Casi ciclici" da "La favola di adamo ed eva";
ottima invece la scelta, per l'album anonimo denominato "Max Gazzè+", delle prime due "Poeta minore" e "Su un ciliegio esterno";
la già citata "Il debole fra i due" e la splendida "Eclissi di periferia" da "Ognuno fa quello che gli pare; 
l'ultimo "Un giorno" lo conosco ancora poco, non ho avuto occasione di ascoltarlo spesso.
Tra i pregi, oltre naturalmente ai 4 inediti, il nuovo accostamento di ogni pezzo a due (o uno, per le due ultime canzoni di ogni cd) diversi da quelli originali, che crea una nuova interessante rilettura per molti dei brani (penso ad esempio a "Sirio è sparita", calata nell'ambientazione rock pessimista di "Contro un'onda del mare", tra "Karbogha" e "Atmos 1", e qui invece inserita tra due filastrocche morali come "La favola di Adamo ed Eva" e "L'uomo più furbo").
Non sapevo proprio se comprarlo o no. Me l'hanno regalato, perfetto così.